ENGLISH EDITION - Surprise Me - Miami Art Basel 2019
The trip to Miami for Miami Art Basel 2019 was a moment of
reflection on my perception of art and what for me is Art in the new millennium
in which we are immersed. Strolling through the thousands of works on display in this
spectacular Miami convention center space, you realize how, after thousands of
years of man's life on earth, the rules of the universe apply deeply even in
this seemingly "unreal" world. Creations that are the result of minds and thoughts
"reconverted" into physical objects to be observed, the more or less
conventional imaginations of many brains and their creativity, compose an Art
Basel 2019 that more than an art fair, appears as the real place where dreams,
nightmares, fascinations, deviations of human thought add up according to
cosmic laws, apparently inscrutable around the black hole of the word Art.
Fluid, variable, uncontrollable, often built on inner pain
or on one's own obsessions, art is similar to human thought or perhaps it is
human thought in the purest sense of the term, without social and religious
limits and obstacles, which is "rendered" in more or less multimedia
physicality. If I had to think of a universal law that can tell the story
of art from its origins to the present day, I would say that art is
"surprise", the ability to capture the viewer through any form of
representation, which sets the object or installation in a mental place in
which we identify it as special, surprising, reflective, emotional and that
still shakes a part of our soul.
Art
then as a place of "non-indifference", as a
place of surprise, of space, which for different reasons brings us
closer to
that artificial intelligence whose algorithms are slowly invading our
lives. Art is the activation of an "on/off" of the
"surprise" effect, a parameter of our brain of which, in a certain
sense, we still do not fully understand the reasons. The digital world,
which
in the meantime has prepared us to observe and see all that our mind can
be
capable of achieving, will soon perhaps be able to understand what our
brains
think could become art. This is perhaps the secret I have captured in
this Art Basel
2019 that will leave its mark on me: it has made me reflect on what,
applied to
everything I observe, makes me say whether what I see is art for me or
not. Of course I am nobody to say and understand, but the only
element I can perceive when I dwell on an artistic composition, whatever
its
expressive form, is perhaps only that "Surprise me".
Cajsa von Zeipel |
I can put everything in it, and as also in this Miami Art
Basel, from Abba's record labels, to the banana sticking to Cattelan's wall, to
the more or less dreamy installations of young dreamy artists, those who have
come to admire this mental world of the world's creatives transformed into
objects to buy and sell, come home with a single and incredible surprise
effect, in which everyone has been able to elaborate and imagine what they
wanted. Among these, I also understand the reasons of gallery owners
or so-called "art dealers" who, for better or for worse, feed the
creative market with their economies and act as a fuse for a fire that would
perhaps have no reason to exist without them. After all, they are the reason for this spectacular staging,
in which they invest for a personal benefit but at the same time they allow you
to enjoy all these works in a single container.
Miami Art Basel is a museum of the near future, a place of
the "next past", a "non" museum that is the becoming of our
time. Just as the stars, in our solar system, attract and repel each other with
parabolic trajectories managed by the force of gravity, the artists of Miami
Art Basel vibrate in a dissonant way, in a universe where Miami is the real
black hole on which to capture with the electromagnetic force of imagination. Big and small artists, who like stardust aggregate in side
events connected to the Art Week, compile this incredible "surprise
me" that is probably the key to the whole and that will probably soon be
replaced by creative, self-thinking machines that will build the new art forms
of the future.
And then, what’s going to matter most? The artist’s idea or
the algorithm of a software capable of thinking by replicating our imagination?
Who will decide what is art? A statistic, some art critics, or a social click?
And how are we going to check if that art we see is real or not-human? If the
author is a machine or a thought of a madman, or a true creative? I
don't have the answers and I don't want to find them and
so, as art is born from a mystery that is our mind and materializes in
something physical and transitory, I think that the "Surprise Me" is
perhaps the only rational element that justifies its presence. Through
art we are able to go beyond ourselves and project
ourselves into a virtual space that in the future will merge with the
digital
one, and perhaps only then will we return to excite ourselves by
returning to a
cave, by the light of a flame, drawing on the rock with a piece of coal.
From the caves in the mountains of Kalimantan, Borneo, the prehistoric
art galleries with their drawings from 40 thousand years ago show that
man
needs art and art lives with it.
ITALIAN EDITION - Il viaggio a Miami per l'Art Basel 2019 è stato un momento di riflessione sulla mia percezione dell’arte e su cosa per me è Arte nel nuovo millennio in cui siamo immersi. Passeggiando fra le migliaia di opere esposte in questo spettacolare spazio del convention center di Miami, ti rendi conto di come, a distanza di migliaia di anni di vita dell’uomo sulla terra, le regole dell’universo valgono profondamente anche in questo mondo apparentemente “irreale”. Creazioni che sono frutto di menti e di pensieri “riconventiti” in oggetti fisici da osservare, le immaginazioni più o meno convenzionali di tanti cervelli e della loro creatività, compongono un Art Basel 2019 che più che una fiera dell’arte, appare come il luogo vero cui i sogni, gli incubi, le fascinazioni, le deviazioni del pensiero umano si sommano secondo leggi cosmiche, apparentemente imperscrutabili intorno al buco nero della parola Arte.
Fluida, variabile, incontrollabile, spesso costruita sul dolore interiore o sulle proprie ossessioni, l’arte è simile al pensiero umano o forse è il pensiero umano nel senso più puro del termine, senza limiti ed ostacoli sociali e religiosi, che si “renderizza” in fisicità più o meno multimediali. Se dovessi pensare ad una legge universale che può raccontare l’arte dalle sue origini ad oggi, io mi sentirei di dire che l’arte è “sorpresa”, capacità di catturare l’osservatore attraverso una qualsiasi forma di rappresentazione, che colloca l’oggetto o la installazione, in un luogo mentale in cui noi lo identifichiamo come speciale, sorprendente, riflessivo, emotivo e che comunque scuote una parte del nostro animo.
L’arte quindi come luogo della non “indifferenza”, come luogo della sorpresa, dello spazio, che per ragioni diverse ci avvicina a quella intelligenza artificiale i cui algoritmi piano piano stanno invadendo le nostre vite. L’arte è l’attivazione di un “on/off” dell’effetto “sorpresa”, un parametro del nostro cervello di cui, in un certo senso, ancora non ne comprendiamo a fondo le ragioni. Il mondo digitale, che intanto ci ha preparato a osservare e a vedere tutto quanto la nostra mente possa essere capace di realizzare, a breve forse riuscirà a comprendere quello che secondo i nostri cervelli potrebbe diventare arte. E’ questo forse è il segreto che ho colto in questa Art Basel 2019 che mi lascerà il segno: mi ha fatto riflettere su ciò che, applicato a tutto quello che osservo, mi fa dire se quello che vedo è per me arte o no.
Certo io non
sono nessuno per dire e capire, ma l’unico elemento che riesco a percepire
quando mi soffermo su una composizione artistica, qualsiasi sia la sua forma
espressiva, è forse solo e soltanto quel “Surprise me”. In essa
posso metterci di tutto e come anche in questa Miami Art Basel, dalle etichette
dei dischi degli Abba, alla banana adesivata al muro di Cattelan, alle
installazioni più o meno oniriche di giovani artisti sognatori. Chi è venuto ad
ammirare questo mondo mentale dei creativi del mondo, trasformatosi in oggetti
da comprare e da vendere, torna a casa con un solo e incredibile effetto
sorpresa, in cui ognuno ha saputo elaborare e immaginare quello che ha voluto.
Fra queste capisco
anche le ragioni dei galleristi o dei cosiddetti “mercanti d’arte” che, nel
bene o nel male, alimentano con le loro economie il mercato dei creativi e
fanno da miccia di un fuoco che senza di loro forse non avrebbe più motivo di
esistere.
In fondo
sono loro la ragione di questa spettacolare messa in scena, in cui loro investono
per un personale tornaconto ma allo stesso tempo permettono di godere di tutte
queste opere in un unico contenitore. Miami Art Basel
è un museo del futuro prossimo venturo, un luogo del “prossimo passato”, un “non”
museo che è il divenire del nostro tempo. Così come le stelle, nel nostro
sistema solare, si attraggono e si
respingono con traiettorie paraboliche gestite dalla forza di gravità, gli
artisti di Miami Art Basel vibrano in maniera dissonante, in un universo in cui
Miami è il vero buco nero su cui catturare con la forza elettromagnetica della
fantasia. Grandi e
piccoli artisti, che come polvere di stelle si aggregano in side events
collegati all’art Week, compilano questo
incredibile “surprise me” che è probabilmente la chiave del tutto e che
probabilmente a breve verrà sostituito da macchine creative, autopensanti, che
costruiranno le nuove forme d’arte del futuro.
E allora
cosa conterà di più? L’idea dell’artista o l’algoritmo di un software capace di
pensare replicando la nostra immaginazione? Chi deciderà cosa è arte? Una statistica,
dei critici d’arte, o un click di un social? E come faremo a controllare se
quell’arte che vediamo è vera o non umana? Se l’autore è una macchina o un
pensiero di un folle, o di un vero creativo? Non ho le risposte
e non le voglio trovare e così, come l’arte nasce da un mistero che è la nostra
mente e si concretizza in qualcosa di fisico e transitorio, penso che il “Surprise
Me” sia forse l’unico elemento razionale che ne giustifica la sua presenza.
Attraverso l’arte riusciamo ad andare oltre noi stessi e a proiettarci in uno spazio virtuale che nel futuro si fonderà con quello digitale, e forse solo allora ritorneremo ad emozionarci ritornando in una grotta, al lume di una fiammella, disegnando sulla roccia con un pezzo di carbone.
Dalle caverne nelle montagne del Kalimantan, nel Borneo, le gallerie d’arte preistorica,
con i loro disegni di 40 mila anni fa dimostrano che l’uomo
ha bisogno dell’arte e l’arte vive con esso.
Ci vediamo L’anno prossimo