Miami Art Basel 2019 - Surprise Me | AudreyWorldNews fashion luxury lifestyle

6.1.20

Miami Art Basel 2019 - Surprise Me

ITALIAN EDITION -  Il viaggio a Miami per l'Art Basel 2019 è stato un momento di riflessione sulla mia percezione dell’arte e su cosa per me è Arte nel nuovo millennio in cui siamo immersi. Passeggiando fra le migliaia di opere esposte in questo spettacolare spazio del convention center di Miami, ti rendi conto di come, a distanza di migliaia di anni di vita dell’uomo sulla terra, le regole dell’universo valgono profondamente anche in questo mondo apparentemente “irreale”Creazioni che sono frutto di menti e di pensieri “riconventiti” in oggetti fisici da osservare, le immaginazioni più o meno convenzionali di tanti cervelli e della loro creatività, compongono un Art Basel 2019 che più che una fiera dell’arte, appare come il luogo vero cui i sogni, gli incubi, le fascinazioni, le deviazioni del pensiero umano si sommano secondo leggi cosmiche, apparentemente imperscrutabili intorno al buco nero della parola Arte.





Fluida, variabile, incontrollabile, spesso costruita sul dolore interiore o sulle proprie ossessioni, l’arte è simile al pensiero umano o forse è il pensiero umano nel senso più puro del termine, senza limiti ed ostacoli sociali e religiosi, che si “renderizza” in fisicità più o meno multimediali. Se dovessi pensare ad una legge universale che può raccontare l’arte dalle sue origini ad oggi, io mi sentirei di dire che l’arte è “sorpresa”, capacità di catturare l’osservatore attraverso una qualsiasi forma di rappresentazione, che colloca l’oggetto o la installazione, in un luogo mentale in cui noi lo identifichiamo come speciale, sorprendente, riflessivo, emotivo e che comunque scuote una parte del nostro animo.

L’arte quindi come luogo della non “indifferenza”, come luogo della sorpresa, dello spazio, che per ragioni diverse ci avvicina a quella intelligenza artificiale i cui algoritmi piano piano stanno invadendo le nostre vite. L’arte è l’attivazione di un “on/off” dell’effetto “sorpresa”, un parametro del nostro cervello di cui, in un certo senso, ancora non ne comprendiamo a fondo le ragioni. Il mondo digitale, che intanto ci ha preparato a osservare e a vedere tutto quanto la nostra mente possa essere capace di realizzare, a breve forse riuscirà a comprendere quello che secondo i nostri cervelli potrebbe diventare arte. E’ questo forse è il segreto che ho colto in questa Art Basel 2019 che mi lascerà il segno: mi ha fatto riflettere su ciò che, applicato a tutto quello che osservo, mi fa dire se quello che vedo è per me arte o no.

Certo io non sono nessuno per dire e capire, ma l’unico elemento che riesco a percepire quando mi soffermo su una composizione artistica, qualsiasi sia la sua forma espressiva, è forse solo e soltanto quel “Surprise me”In essa posso metterci di tutto e come anche in questa Miami Art Basel, dalle etichette dei dischi degli Abba, alla banana adesivata al muro di Cattelan, alle installazioni più o meno oniriche di giovani artisti sognatori. Chi è venuto ad ammirare questo mondo mentale dei creativi del mondo, trasformatosi in oggetti da comprare e da vendere, torna a casa con un solo e incredibile effetto sorpresa, in cui ognuno ha saputo elaborare e immaginare quello che ha voluto.
Fra queste capisco anche le ragioni dei galleristi o dei cosiddetti “mercanti d’arte” che, nel bene o nel male, alimentano con le loro economie il mercato dei creativi e fanno da miccia di un fuoco che senza di loro forse non avrebbe più motivo di esistere.

In fondo sono loro la ragione di questa spettacolare messa in scena, in cui loro investono per un personale tornaconto ma allo stesso tempo permettono di godere di tutte queste opere in un unico contenitore. Miami Art Basel è un museo del futuro prossimo venturo, un luogo del “prossimo passato”, un “non” museo che è il divenire del nostro tempo. Così come le stelle, nel nostro sistema solare,  si attraggono e si respingono con traiettorie paraboliche gestite dalla forza di gravità, gli artisti di Miami Art Basel vibrano in maniera dissonante, in un universo in cui Miami è il vero buco nero su cui catturare con la forza elettromagnetica della fantasia. Grandi e piccoli artisti, che come polvere di stelle si aggregano in side events collegati all’art Week,  compilano questo incredibile “surprise me” che è probabilmente la chiave del tutto e che probabilmente a breve verrà sostituito da macchine creative, autopensanti, che costruiranno le nuove forme d’arte del futuro.

E allora cosa conterà di più? L’idea dell’artista o l’algoritmo di un software capace di pensare replicando la nostra immaginazione? Chi deciderà cosa è arte? Una statistica, dei critici d’arte, o un click di un social? E come faremo a controllare se quell’arte che vediamo è vera o non umana? Se l’autore è una macchina o un pensiero di un folle, o di un vero creativoNon ho le risposte e non le voglio trovare e così, come l’arte nasce da un mistero che è la nostra mente e si concretizza in qualcosa di fisico e transitorio, penso che il “Surprise Me” sia forse l’unico elemento razionale che ne giustifica la sua presenza.

Attraverso l’arte riusciamo ad andare oltre noi stessi e a proiettarci in uno spazio virtuale che nel futuro si fonderà con quello digitale, e forse solo allora ritorneremo ad emozionarci ritornando in una grotta, al lume di una fiammella, disegnando sulla roccia con un pezzo di carbone.
Dalle caverne nelle montagne del Kalimantan, nel Borneo, le gallerie d’arte preistorica, con i loro disegni di 40 mila anni fa dimostrano che l’uomo ha bisogno dell’arte e l’arte vive con esso.  

Ci vediamo L’anno prossimo

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